L’identità perduta!

 

ROBOT

L’uomo moderno, virtualizzato dai nuovi strumenti tecnologici, ha perso i suoi riferimenti tradizionali che si basavano principalmente sui rapporti con gli altri suoi simili: amici, parenti, familiari, colleghi di lavoro, conoscenti.

I tradizionali rapporti interpersonali che riguardano la sfera affettiva, quella parentale o di semplice conoscenza e amicizia implicano costanza, disponibilità e sacrificio, sono in breve impegnativi.

I nuovi sistemi tecnologici virtualizzano i rapporti tra gli esseri umani, ne aumentano a dismisura la quantità rendendoli allo stesso tempo precari, fugaci (basta un click del mouse per eliminare dalla propria sfera di conoscenze un elemento indesiderato) e, per usare un termine caro al filosofo polacco Zygmunt Bauman, liquidi.

Il principale strumento tecnologico che ha smaterializzato i rapporti umani è Facebook,  il suo incredibile successo deriva dalla volontà dell’uomo moderno di non sopportare più il peso di rapporti umani duraturi, che siano di amicizia o che riguardino la sfera amorosa, preferendo una notevole quantità di rapporti virtuali, brevi e, per loro stessa natura, superficiali, labili e facilmente rivedibili.

Ovviamente la grande quantità di rapporti virtuali che ognuno di noi è riuscito a crearsi attraverso la rete ed i suoi strumenti (Social Network, Email, messaggi ecc) non hanno lo stesso valore di un rapporto umano tradizionale costellato da frequenti incontri, finalizzato a dei progetti in comune, ma anche faticoso da mantenere nel tempo ed impegnativo, la stragrande maggioranza della gente sembra ormai preferire quello virtuale e conseguentemente anche quello reale diventa instabile, svanisce diventando, almeno potenzialmente,  sostituibile da un continuo avvicendarsi di rapporti virtuali nati dalla rete e dai nuovi strumenti di comunicazione di massa.

L’instabilità e la fragilità sono diventati gli elementi predominanti della società dei media.

I rapporti virtuali che attirano milioni di persone sui social network oltre ad essere instabili assicurano a chi li pratica la possibilità di “STARE IN CONTATTO, MANTENENDO ALLO STESSO TEMPO LA DISTANZA”.

Zygmunt Bauman nella sua intervista sull’identità spiega così il flop di mercato dei video cellulari ” Credo che gli inventori e i venditori di «video cellulari», fatti per trasmettere immagini oltre alla voce e ai messaggi scritti, abbiano fatto male i loro calcoli: non troveranno un mercato di massa per i loro articoli. Credo che la necessità di guardare negli occhi il partner del «contatto virtuale», di entrare in uno stato di prossimità visiva (benché virtuale), priverebbe la comunicazione via cellulare del suo principale vantaggio, quello che le ha permesso di conquistare quei milioni di persone che desiderano ardentemente «stare in contatto», mantenendo allo stesso tempo la distanza…”

La smaterializzazione dei rapporti umani sembra il primo passo verso l’uomo del futuro: simile ad un androide, privo di quelle emozioni e sentimenti che solo il rapporto fisico può dare, spasmodicamente alla ricerca del nuovo, abbagliato dalle continue invenzioni tecnologiche, l’essere umano dimenticherà le proprie origini rischiando di fare la fine di Icaro.

L’uomo moderno ha perso la propria identità senza riuscire a trovarne un’altra, i nuovi mezzi tecnologici (cellulari, social network ecc)  sono diventati veri e propri strumenti di appartenenza:

“negli aeroporti e in altri spazi pubblici gli individui col telefono cellulare e l’auricolare camminano qua e là, parlando ad alta voce da soli, come schizofrenici paranoici, incuranti di ciò che sta loro intorno. L’introspezione è un’attività che sta scomparendo. Sempre più persone, quando si trovano a fronteggiare momenti di solitudine nella propria auto, per strada o alla cassa del supermercato, invece di raccogliere i pensieri controllano se ci sono messaggi sul cellulare per avere qualche brandello di evidenza che dimostri loro che qualcuno, da qualche parte, forse li vuole o ha bisogno di loro”. [Intervista sull’identità (Zygmunt Bauman)]

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