Le grandi depressioni economiche: fattori comuni tra la crisi del 1929 e quella del 2008.

1929

La crisi del 1929 causò un vero e proprio crollo dei valori finanziari il 29/10/1929

Abbiamo già discusso in questo sito di informazione che secondo la teoria dei cicli economici di Schumpeter , questa che stiamo vivendo è una crisi ciclica dovuta all’introduzione delle nuove tecnologie legate all’informatica che hanno resa obsoleta la vecchia economia legata al petrolio ed all’industria manifatturiera tradizionale. Tuttavia le nuove tecnologie non sono ancora così diffuse  ed integrate da riuscire a creare il valore perso dall’economia tradizionale che ristagna e ci vorrà ancora molto tempo perché i vantaggi di questa rivoluzione tecnologica trovino riscontro in ogni ambito economico e produttivo facendo ripartire l’economia.

Ciò non toglie che aldilà della sua ciclicità, la crisi economica che stiamo vivendo, stà risultando unica per la sua gravità e la sua violenza, e lo studio delle sue analogie con la più grande crisi economica dei tempi moderni, quella del 1929, può essere utile.

La crisi che stiamo vivendo sembra di gran lunga la peggiore crisi economica dal dopoguerra, paragonabile solo a quella del 1929.

Il contesto storico politico della crisi del 29 è indubbiamente molto diverso da quello attuale.

I debiti contratti da Francia e Inghilterra nei confronti degli Stati Uniti nello sforzo bellico contro la Germania, durante la prima Guerra Mondiale, pregiudicarono lo sviluppo in Europa e favorirono gli USA che preferirono continuare in una politica economica autarchica, poiché la loro economia non dipendeva dalle importazioni.

Francia ed Inghilterra che avevano  contratto debiti molto consistenti nei confronti degli USA (2/3 del Pil la Francia, ½ del Pil l’Inghilterra), caricarono tutto il fardello dei loro debiti sulle spalle dei tedeschi costringendoli, con il trattato di pace di Versailles, a pagare un risarcimento folle pari ad una volta e mezza il Pil della Germania.

Sappiamo tutti come andò a finire, durante la crisi il castello crollò, i tedeschi stritolati dai debiti azzerarono il valore della loro moneta, e di fatto dal 1932 i debiti non furono più pagati.

Gli storici e gli economisti dibatterono a lungo sulle cause della crisi del 29, alcuni videro nelle tensioni finanziarie dovute all’indebitamento dell’Europa nei confronti degli USA e nella politica di chiusura verso l’economia mondiale da parte americana una delle cause del grande crollo.

Ma questo non basta a giustificare un crollo di tale portata (la produzione di autoveicoli si dimezzò e non si riprese che dopo il secondo conflitto mondiale, la produzione di beni voluttuari cessò quasi del tutto, migliaia di istituti bancari e finanziari fallirono).

John Maynard Keynes, che divenne l’economista più influente dei successivi quarant’anni, puntò il dito sulla debolezza della domanda e dimostrò la vulnerabilità del sistema liberista.

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John Maynard Keynes, fu, tra i contemporanei della crisi del 1929, uno degli economisti che puntò il dito sulla debolezza della domanda e sulla cattiva politica di redistribuzione del reddito.

Lo storico Hobsbrawnn nel suo saggio “il Secolo Breve” analizzando le cause del crollo scrive: ”Ciò che stava verificandosi e che spesso accade nelle economie di libero mercato durante le fasi di grande espansione fu che, essendo i salari in ritardo sulla crescita economica, i profitti si accrebbero in maniera sproporzionata e i ricchi ottennero una fetta più grande della torta nazionale. Ma poiché la domanda non poteva tenere il passo con la produttività rapidamente crescente del sistema industriale (si persi agli anni d’oro delle industrie di Henry Ford), i risultati furono la sovrapproduzione e la speculazione. A loro volta, questi due aspetti scatenarono il crollo…..omissis….

Quando si verificò il crollo, esso fu anche più violento negli USA perché un’espansione in ritardo della domanda era stata alimentata per mezzo di un’espansione del credito ai consumatori. Le banche, già colpite dal boom della speculazione immobiliare che, favorito come di consueto dagli illusi e dal proliferare di iniziative truffaldine, avevano toccato il culmine alcuni anni prima del grande crollo, gravate da debiti inesigibili, si rifiutarono di finanziare nuovi prestiti immobiliari o rifinanziare quelli esistenti. Questo peraltro non impedì alle banche americane di fallire a migliaia, mentre quasi la metà di tutti i mutui immobiliari statunitensi non venivano pagati e un migliaio di proprietà al giorno venivano sequestrate “

E. H ricorda infine che: ” A chi come me è vissuto durante quegli anni riesce quasi impossibile capire come le dottrine liberiste, allora ovviamente in discredito, possano essere tornate in voga in un periodo di depressione quale quello degli anni 80 e 90 (e negli anni 2008-2013 ndr), nel quale di nuovo, esse hanno dimostrato la loro inadeguatezza teorica e pratica. Tuttavia questo strano fenomeno dovrebbe farci venire alla mente un grande aspetto della storia che esso esemplifica: la incredibile brevità della memoria sia dei teorici sia degli operatori dell’economia. Esso offre anche una chiara dimostrazione di come la società abbia bisogno degli storici, i quali assolvono il compito professionale di ricordare ai loro concittadini ciò che  questi desiderano dimenticare.”

Ai lettori non sfuggirà che il racconto di Eric Hobsbrawn potrebbe benissimo essere riferito alla crisi in corso, iniziata del 2008, e che non sembra ancora superata, tali sono le somiglianze tra i due eventi.

Anche questa volta la stagnazione dei salari e l’aumento della produttività hanno fatto volare i profitti,  anche stavolta la  domanda è stata drogata dal sistema bancario attraverso il credito al consumo senza essere supportata da un adeguato aumento dei salari, anche stavolta la speculazione immobiliare ha bruciato migliaia di miliardi di prestiti bancari, la storia si ripete ed i malcapitati sono sempre gli stessi.

Ma quello che lascia interdetti è che anche nell’attuale crisi la politica liberista del non intervento, dei bilanci in pareggio e dell’austerità non faranno che peggiorare la situazione, l’oblio della storia condanna per l’ennesima volta il genere umano a ripetere gli stessi errori.

In una parola il fattore determinante, comune a tutte le crisi economiche, è l’essenza stessa del sistema liberista, aumentare il profitto, senza alcun controllo ed a tutti i costi.

Fattori comuni alla crisi del 29 e a quella del 2008

1)      Contrazione e blocco dei salari
2)      Aumento vertiginoso dei profitti.
3)      Aumento della produttività, non sostenuta dalla domanda.
4)      Boom del credito al consumo.
5)       Crollo della domanda dovuta alla stagnazione dei salari.
6)      Speculazione immobiliare.
7)      Crisi finanziaria dovuta ai mutui immobiliari.
8)      Crisi del debito.
9)      Speculazione finanziaria
10)   Crollo dei valori finanziari ed immobiliari
 
 
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