L’arrocco


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Barack Hussein Obama (52 anni) e Giorgio Napolitano (88 anni)

 

L’ARROCCO

La rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica Italiana conferma lo stato di assoluta incapacità dell’attuale classe politica di governare il Bel Paese.

Eleggere un quasi novantenne che non aveva nessuna voglia di essere riconfermato Presidente della Repubblica in questo momento difficile dove urgono misure e decisioni innovative per sciogliere il Paese dai nodi che lo stanno strozzando è stata una decisione mirata a salvare i due protagonisti principali della vita politica italiana, PDL e PD dalla completa disfatta in caso di ritorno alle urne.

Giorgio Napolitano, sia chiaro, è un uomo politico di indubbio spessore e valore e rappresenta l’ultimo baluardo della vecchia politica, quella che traeva ispirazione dai valori fondamentali dell’uomo calpestati prima dal fascismo e dopo da una guerra sanguinosa e da un regolamento di conti interno al Paese.

Ricordiamo che l’Italia aveva chiuso la precedente legislatura con un Governo di tecnici prima che questi fossero sfiduciati proprio dalla formazione politica responsabile del dissesto economico e morale del Paese: il PDL.

Il malessere che vive il Paese è, oltre che economico, etico e morale. Dopo tangentopoli  Berlusconi entrò in politica per impedire l’ascesa della sinistra al comando del Paese, la sua politica era sostanzialmente di diffamazione verso una classe politica, quella del PCI,  ancora non compromessa dalla corruzione dilagante del sistema democristiano e socialista. La sua gretta e mistificante calunnia nei confronti degli ex comunisti che si accingevano a comandare il Paese fece presa sull’elettorato italiano orfano della defunta DC.

Nel contempo la sinistra italiana duramente scossa dal crollo dell’impero sovietico, doveva fare i conti con il fallimento del socialismo reale e doveva essere rifondata, ma nel corso di questa metamorfosi la sinistra italiana perse irrimediabilmente la propria identità.

Una volta al potere  Berlusconi si dimostrò quello che effettivamente era: un uomo privo scrupoli, senza  etica né morale, dedito esclusivamente ai propri affari ed al suo arricchimento personale, indubbiamente favorito dalla sua ascesa al potere.

Ma il Bel Paese rimase abbagliato dalla sua ascesa personale,  la maggioranza dei cittadini si tapparono il naso per non sentire la puzza della sua  indecenza etica e morale, finsero perfino di credere alle sue incredibili menzogne e continuarono a votarlo.

La recente crisi economica che ha devastato il Paese ha però fatto riflettere perfino gli elettori italiani e molti di loro hanno preso le distanze da Berlusconi e Co.

La sinistra italiana lacerata da continue faide interne e dallo scandalo del Monte dei Paschi di Siena non è riuscita neanche in questa occasione a raccogliere il dissenso che comunque gli italiani hanno manifestato nelle ultime elezioni politiche votando il M5S di Beppe Grillo.

Le recenti elezioni politiche hanno giustamente penalizzato i due principali attori della scena politica italiana che sono stati costretti a coalizzarsi per salvare se stessi dalla totale disfatta ed  in questo scenario va vista anche la rielezione di Giorgio Napolitano.

Per ironia della sorte il tentativo di salvare l’intera classe politica italiana dalla completa dissoluzione  è stato affidato a  Giorgio Napolitano, 88 anni, l’ultimo comunista a non aver perso le staffe e la propria dignità.


 

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