La questione morale ed il voto di scambio in Italia

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La questione morale ed il voto di scambio in Italia

 

Nei giornali di tutto il mondo c’è rabbia, incredulità e frustrazione nei confronti del risultato delle elezioni politiche del 25 febbraio 2013.

Dopo che la coalizione politica di destra al governo aveva  devastato il Paese, bloccandone lo sviluppo, facendo dilagare mafia, corruzione e malaffare, era logico attendersi un cambiamento di rotta o quanto meno un passaggio di consegne verso la coalizione di opposizione definita di sinistra.

Questo infatti sarebbe avvenuto in tutti i Paesi democratici del mondo occidentale, ma non succede  in Italia!

Il voto di protesta per la verità c’è stato, complice anche la crisi economica che angoscia le famiglie italiane,  ed il partito del “comico” Beppe Grillo, che si è presentato per la prima volta ad elezioni politiche in Italia, ha raccolto l’inimmaginabile 25% dei consensi elettorali.

Ma il risultato della compagine politica Berlusconiana è stato altrettanto incredibile: come ha potuto la formazione politica uscita a pezzi dalla legislatura che si è appena conclusa, essere ancora premiata da buona parte degli italiani?

Come ha potuto il PDL rivolgersi ancora con successo ai propri elettori dopo gli scandali, le denuncie di peculato e la corruzione di molti dei suoi rappresentanti?

Come ha potuto Silvio Berlusconi raccogliere la fiducia di molti cittadini, dopo un’esperienza politica fallimentare come quella che si è appena conclusa?

Perché gli italiani non vogliono cambiare?

Questi sono i quesiti che si sono posti i giornali di tutto il mondo e che non trovano risposta se non si conosce la realtà politica di stampo mafioso di questo Paese.

Facciamo un salto indietro, era il 1981, Eugenio Scalari intervistava l’allora Leader del Partito Comunista Italiano:

Eugenio Scalari: ”Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana”

Enrico Berlinguer:” I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai tv, alcuni grandi giornali. Per esempio oggi c’è il pericolo che il maggior quotidiano italiano il Corriere della Sera cada in mano a questo o a quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il corriere faccia una così brutta fine,  insomma tutto è già lottizzato e spartito, ma non si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le operazioni che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela, un’autorizzazione amministrativa viene fornita, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari hanno fatto atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.”

Eugenio Scalari:”Devo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del Paese da un pezzo…..”

Enrico Berlinguer:” La domanda è complessa. Mi consentirà di rispondere ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni, ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione del referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati di un gruppo di parte. È un prodotto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nei 74 per il divorzio, sia, ancora di più, nel 1981 per l’aborto, gli italiani hanno fornito l’immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al Nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come quelli operati e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane. Non nego che, alla lunga, gli effetti del voto referendario sulla legge 194 si potranno avvertire anche alle elezioni politiche. Ma è un processo assai più lento, proprio per le ragioni strutturali che ho indicato prima.”

Questa mentalità mafiosa, fatta di clientelismo, nepotismo e favoritismi è il vero cancro del sistema Italia, che non viene di fatto neanche compreso in tutta la sua stringente incombenza.

Da acuto osservatore Enrico Berlinguer lo denunciò già nel 1981, purtroppo, se si esclude la breve ed inconcludente stagione di tangentopoli, la questione morale,  posta per la prima volta dal segretario del PCI,  è rimasta sepolta con lui.

Buona parte degli italiani che votano, vivono una sorta di ricatto morale, godono dei favoritismi del partito che si è insediato al governo, negli enti locali, nelle aziende municipalizzate, negli uffici pubblici, nelle Università, negli Istituti di credito, nelle commissioni di esame per i concorsi pubblici ecc. ecc. ecc.

La gente che gode o che pensa di godere in futuro dei favoritismi dei partiti ha sempre rappresentato lo zoccolo duro che garantisce lo  status quo del sistema politico italiano.

Ma il vento sempre più gelido della crisi economica, la crescita esponenziale del malcontento, l’alto livello di disoccupazione, la carenza di risorse finanziarie da assegnare allo stato sociale potrebbero,  per la prima volta nella storia del Bel Paese,  segnare la rotta di un cambiamento epocale, dove favoritismi, raccomandazioni e clientelismi, verrebbero finalmente spazzati via dalla disperazione della gente.


 

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