La resa del Papa


La resa di Benedetto XVI

La resa di Benedetto XVI

Il Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Aloisius Ratzinger è stato dal 10 aprile 2005 al 28 febbraio 2013 il 265° papa della Chiesa Cattolica.

Il giorno 11 febbraio 2012 ha stupito il mondo intero annunciando la propria rinuncia al ministero di Vescovo di Roma con decorrenza dalle ore 20:00 del 28 febbraio 2013.

Pochi giorni dopo la sua elezione a Vescovo di Roma il cardinale Ratzinger spiegava con queste parole la scelta del suo nome pontificale:

« Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI per riallacciarmi idealmente al venerato pontefice Benedetto XV, che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste. Sulle sue orme desidero porre il mio ministero a servizio della riconciliazione e dell’armonia tra gli uomini e i popoli, profondamente convinto che il grande bene della pace è innanzitutto dono di Dio, dono purtroppo fragile e prezioso da invocare, tutelare e costruire giorno dopo giorno con l’apporto di tutti. »

Benedetto XVI si aspettava dunque un regno difficile da condurre e le difficoltà non tardarono ad arrivare.

Purtroppo per lui i problemi cui dovette dedicare la maggior parte del suo tempo e della sua attenzione non riguardarono la secolarizzazione della società, problema verso il quale la Chiesa avrebbe dovuto con ogni probabilità combattere,  conciliare ed evangelizzare progredendo lei stessa, ma riguardarono e riguardano la secolarizzazione della Chiesa stessa e il comportamento del suoi prelati.

Durante il pontificato di Papa Benedetto XVI e nell’ultima parte del pontificato del suo predecessore gli scandali sessuali, le truffe finanziarie, il riciclaggio di denaro sporco e il degrado dei valori morali e cristiani non furono problemi della società esterna alla Chiesa Cattolica, ma furono problemi interni alla Chiesa stessa.

La secolarizzazione della Chiesa stessa è il vero motivo della rinuncia di un  Papa che avrebbe voluto, durante il suo regno, occuparsi, esercitando il suo potere spirituale, dei problemi “degli uomini e dei popoli, profondamente convinto che il grande bene della pace è innanzitutto dono di Dio” e che si è trovato invece interamente assorbito a risolvere questioni temporali e problemi inerenti l’inqualificabile comportamento di alcuni sui prelati.

Dall’annuncio della sua rinuncia e dalle successive dichiarazioni che annunciano il suo ritiro spirituale appaiono evidenti le difficoltà di Papa Benedetto XVI ad esercitare il potere temporale nelle attuali condizioni in cui versa la Chiesa romana:

“Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa.

Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20.00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice”.

Ora, alla luce degli ultimi avvenimenti le parole che il Papa Benedetto XVI pronunciò a Berlino il 22 settembre 2011 davanti al parlamento tedesco appaiono dunque come un segno premonitore:

“Mi si consenta (rivolgendosi al Presidente del Buntestag) di cominciare le mie riflessioni sui fondamenti del diritto con una piccola narrazione tratta dalla Sacra Scrittura. Nel Primo Libro dei Re si racconta che al giovane re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concesse di avanzare una richiesta. Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento? Successo, ricchezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli chiede. Domanda invece: “Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male” (1Re 3,9). Con questo racconto la Bibbia vuole indicarci che cosa, in definitiva, deve essere importante per un politico. Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale. La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace. Naturalmente un politico cercherà il successo senza il quale non potrebbe mai avere la possibilità dell’azione politica effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto. Il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia. “Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?”

Già e cosa distingue la Chiesa da una grossa banda di Briganti se i prelati stessi contravvengono alle regole?

Papa Benedetto XVI si è arreso ed ha giudicata impossibile la missione, in cui lui profondamente credeva, di riformare e moralizzare la Chiesa  romana.

Ma il nuovo Pontefice avrà la volontà, la forza ed il coraggio di affrontare e risolvere i problemi interni alla Chiesa?


 

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