Tempi moderni


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Quella terribile verità

Secondo alcune recenti stime più di due miliardi di persone lavorano ancora nel settore agricolo, molte sono ancora le parti del mondo dove la meccanizzazione non è ancora arrivata, ma solo nell’ultimo ventennio ben 300 milioni di persone hanno perso il lavoro in questo settore con l’avvento delle nuove tecnologie, i contadini che sono stati espulsi dalle campagne hanno trovato posto nell’industria.

Negli ultimi anni però sia l’industria che i servizi espellono lavoratori resi inutili dalle nuove tecnologie legate all’automazione ed all’informatica.

Il processo sembra inarrestabile, le nuove tecnologie, i processi di re-ingenierizzazione, l’avvento dell’informatica e della robotica in agricoltura, nell’industria manifatturiera e nei servizi renderà inutile il lavoro dell’uomo.

I primi lavoratori espulsi sono ovviamente quelli più deboli con poca professionalità le cui mansioni sono facilmente sostituibili da semplici macchine automatiche, ma ora che la tecnologia e l’automazione sono servite dall’informatica, qualsiasi operazione manuale, organizzativa, amministrativa e logistica può essere informatizzata e se necessario trasferita alle macchine, il limite di questo processo è solo economico, di convenienza.

Recentemente, la Apple , dopo che nello stabilimento cinese che assembla gli Iphone i sindacati hanno fatto sentire la loro pur flebile voce, ha minacciato di trasferire l’intera produzione in America, dove però, ha avvertito il management, il lavoro sarà eseguito interamente dai Robot.

Come riusciranno a vivere miliardi di persone quando il lavoro umano non servirà più?

Chi darà loro da mangiare e da vestire, chi li curerà se si ammalano?

Nel campo di concentramento tedesco di Auschvitz campeggiava all’ingresso la scritta beffarda:”Il lavoro rende liberi”.

La frase è diventata famosa ed è sempre e solo associata allo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti tedeschi, ma questa frase racchiude anche una grande verità.

Primo Levi, che di quel campo conosceva la terribile realtà, ora di dominio pubblico, ma che ha impiegato decenni per venire completamente a galla, credeva veramente che il lavoro rendesse liberi e nel “Ponte” scriveva che fare bene il proprio lavoro, costituisce, se non la più alta, di certo “la forma più accessibile di libertà”.

Il lavoro dell’uomo è una fonte naturale di ricchezza individuale, la possibilità di lavorare e renderci utili ci è stata offerta da madre natura, la sua inibizione per effetto delle nuove scoperte tecnologiche rappresenta una condanna a morte per l’uomo comune.

Il lavoro rende liberi perché ci rende autonomi ed indipendenti, possiamo vivere senza l’aiuto degli altri, che ci renderebbe insicuri e precari.

Vivere elemosinando o sopravvivere fruendo dei sussidi dello Stato rende l’uomo debole ed insicuro, la sua personalità e la sua salute ne risentiranno, la sua autostima crollerà e con il passare del tempo, sentendosi inutile, perderà la voglia di vivere.

In un mondo dominato dalla scienza e dalla tecnologia ci sarà ancora posto per l’uomo della strada o si estinguerà?


 

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